Ora ne ho la certezza.
Le partenze, vanno fatte senza aspettative: con la mente pronta a cogliere ciò che non sai, e non lasciandola li, in attesa di ciò che vorresti.
Quest'ultimo viaggio me ne ha dato la dimostrazione, sono partito senza sapere quasi nulla di Copenaghen ed è probabilmente proprio grazie a questo che ho potuto godermela nel modo giusto.
Con questa mentalità mi accingo a scrivere (in 3 puntate) le sensazioni lasciatemi dal viaggio, se volete invece informazioni, sull'itinerario seguito o informazioni e pareri più pratici vi mando al post scritto
QUI.
Concordo in pieno con chi afferma che è una città sottovalutata a livello internazionale, pensandoci bene prima di questa veloce visita sapevo giusto che era in Danimarca, aveva una sirenetta come simbolo e che aveva uno dei redditi pro-capite più alti d'Europa.
Mi stupivo del fatto di come, forse a causa della mia scarsa confidenza con i mezzi di informazione, Copenaghen non venga molto nominata nelle vicende di attualità e che durante alcune ricerche su internet abbia scoperto quella danese è stata dichiarata la popolazione più felice d'Europa: ora ho capito.
Capiamoci subito, Copenaghen al di là della
sirenetta e qualche edificio storico non è che abbia monumenti storici particolarmente caratteristici, è una città molto moderna, decisamente improntata al design: non ci si va per vedere qualcosa in particolare, ci si va per vedere, anzi respirare Copenaghen nella sua interezza.
Al contrario di città come Edimburgo che possono vantare un'architettura particolare che è anche la loro attrattiva principale, qui abbiamo una giustapposizione di stili e tipologie di costruzioni; se in alcune zone periferiche possono apparire discutibili, in altre sembrano realizzate appositamente per cataloghi di architettura o design, come direbbe una guida turistica di mia conoscenza è “un'accozzaglia di stili”.
Un esempio per tutti è la Royal Library che ha sede in una struttura molto bella,
se non sbaglio risale al 1600 e qualcosa in realtà è stata fondata nel 1648, ma l'edificio al quale mi riferisco è stato edificato nel 1906.
Data la necessità d'ampliarla han deciso di costruire un intera nuova ala, ma non si sono minimamente preoccupati dell'antichità dell'originale, attaccandoci infatti un enorme cubo inclinato di acciaio e vetro scuro. Subito vien da gridare allo scempio, poi vedendola inserita negli spazi appositamente realizzati si cambia subito idea, tanto da guadagnare il nome di
Black Diamond, a causa della sua forma.
Dentro, pare che sia molto bella, purtroppo non ho potuto visitarla perchè la domenica, giorno da me scioccamente dedicato alla sua visita, era chiusa.
Tralasciando la stazione centrale, in cui ti aspetti di trovare il binario 9e3/4, il primo impatto è stato brusco dato che, arrivati in serata, siamo passati dal sole con 25 gradi di Torino alle nuvole con i 10 gradi di Copenaghen.
Troviamo l'albergo ci vestiamo più pesanti, usciamo per andare a mangiare ed il mondo era già cambiato: le nuvole han lasciato il posto ad un cielo già quasi notturno ed i 10 gradi han lasciato il posto a.. niente, sempre 10 gradi c'erano ma le facce allegre delle persone che giravano tranquille con le giacche pesanti ci fa capire che dovremo farci l'abitudine.
-- to be continued --